Lo Splendore della Tradizione: Il Raduno Motonautico sul Lago di Garda

Data
9 Giugno 2026

Lo Splendore della Tradizione: Il Raduno Motonautico sul Lago di Garda

presso Nautica Casarola 11-14 Giugno 2026

Nella suggestiva cornice del Lago di Garda, la dimora di Cesare Casarola si è trasformata nel palcoscenico di un raduno motonautico d’eccezione. Un evento che si distingue nel panorama internazionale per la straordinaria presenza di imbarcazioni Chris-Craft di inestimabile valore storico, autentici gioielli capaci di rinnovare il legame tra uomo, acqua e design. Genius loci di questa manifestazione è lo stesso padrone di casa, custode di una tradizione che profuma di mogano e passione.

Ali Babà: Un Secolo di Storia e Ingegneria (100 Anni !)

Punta di diamante del raduno è l’Ali Babà, un Chris-Craft denso di fascino e nobili origini. Correva l’anno 1926 quando l’illustre ingegnere aeronautico Alessandro Marchetti, all’età di 42 anni, acquistò questa meraviglia, come testimonia lo storico atto di trasferimento di proprietà dell’epoca.

Oggi, Cesare Casarola custodisce l’Ali Babà con la stessa devozione, amore e attenzione che da sempre riserva ai suoi leggendari Riva. Un approccio che segue la filosofia del pater familias, protettore attento di un patrimonio culturale e tecnologico che attraversa le generazioni.

 

Anche Asdec e Museo Barca Lariana parlano americano

Il raduno ha visto la partecipazione di altri due scafi straordinari, capaci di rubare gli sguardi degli appassionati:

  • “L’Intelligenza”:Un eccezionale Chris-Craft proveniente direttamente dal prestigioso Museo della Barca Lariana, accompagnato per l’occasione dal suo Presidente, Ferdinando Zanoletti.

 

  • “Given In”:Un piccolo ma aristocratico tender appartenuto alla Casa Reale Inglese. Questo scafo fu originariamente progettato e realizzato come imbarcazione ausiliaria del celeberrimo yacht reale Britannia, oggi di proprietà del Presedente di ASDEC Marco Biondi

ASDEC – Il Museo Barca Lariana – Nautica Casarola

 

  1. La nascita di ASDEC: Un’alleanza “Win-Win”

 

L’Asdec (Associazione Scafi d’Epoca e Classici) nasce formalmente il 10 dicembre 1987 alle ore 13:40, attorno al tavolo di un ristorante milanese in via San Fermo della Battaglia. Lì, dieci appassionati, insieme all’editore Carlo Gandini e al notaio Mezzanotte, firmarono l’atto costitutivo tra una portata e l’altra.

La vera spinta trainante dietro la fondazione fu una necessità editoriale e strategica di Riccardo Villarosa, che aveva bisogno di collegare la sua rivista Yacht Digest (YD) a un’associazione più ampia rispetto all’AIVE (focalizzata sulle sole vele d’epoca). Per aumentare la base degli abbonati, a Villarosa servivano i raduni motonautici. Bussò così alla porta di GianAlberto Zanoletti (il “GAZ”), trovando terreno fertile: Zanoletti sognava da tempo una rivista di settore. Fu un perfetto accordo “win-win”: Villarosa moltiplicava le storie da raccontare e le iniziative, mentre GianAlberto, chiuso nel suo ufficio a Milano, ideava raduni e progetti per la nautica mentre e i suoi bassotti, Basso e Otti, si facevano i denti mordendo cime).

La missione nelle parole di Villarosa: “ASDEC è riuscita a riunire 150 soci, si adopera affinché gli scafi d’epoca e classici siano restaurati e conservati al meglio, divulga l’amore per il legno”.

Il Museo della Barca Lariana di Pianello del Lario, che nei suoi 9.000 metri quadrati d’esposizione accoglie e custodisce oltre 700 ani di storia della nautica europea, vanta al suo interno una splendida sala interamente dedicata agli iconici scafi Riva. Questa sezione rappresenta una vera delizia e “pane per i denti” per esperti e appassionati del calibro di Cesare.

Tuttavia, proprio come la celebre dinastia e la storica concessionaria nautica Casarola, il museo non si limita a celebrare il mito di Sarnico. Tra i suoi pezzi forti spicca infatti “Intelligenza”, un importantissimo runabout d’epoca firmato Chris-Craft (il prestigioso cantiere americano considerato il corrispettivo d’oltreoceano di Riva). L’imbarcazione si presenta con uno scafo da 6,50 metri perfettamente conservato, offrendo ai visitatori una testimonianza tangibile e di inestimabile valore degli anni d’oro della motonautica in legno sul Lago di Como, frequentata non solo da inglesi ma anche da note persone americane.

Tornando a parlare di America

  1. Il restauro in corso del Chris Craft Cobra (1955)

Il Cobra rappresentò nei primi anni ’50 lo scafo sperimentale e innovativo della Chris Craft americana, in un mercato in cui l’italiana Riva rispondeva con il Sebino e il Florida. Progettato da Dom Mortrude, era uno “speedster” a doppia colorazione (mogano e vetroresina color oro/bronzo sulla pinna posteriore a forma di pesce). Ne vennero prodotti solo 56 esemplari in sei mesi a causa dello scarso successo commerciale legato ai costi alti e alla delicatezza delle linee.

Agli inizi degli anni ’90, l’esemplare numero 34 venne ritrovato in stato di totale abbandono. Il restauro filologico ha seguito criteri rigorosi:

  • Struttura:Smontata la coperta, sono stati inseriti rinforzi ai bagli e alle costole fessurate in massello, senza asportare gli elementi originali.
  • Assemblaggio:La coperta è stata rimontata usando colla resorcinica (per permettere futuri smontaggi senza danneggiare i legni) e viti rigorosamente con taglio a croce.
  • Finiture:La tappezzeria e il motore (un propulsore capace di toccare i 45-50 mph) sono stati interamente ricostruiti e revisionati sulla base dei resti originali.

Oggi il cantiere Ernesto Riva ha in corso il restauro del Cobra BAL AMI 21ft del 1955.   

 

  1. Il restauro del Tender “Given-In” (1952)

racconto di Marco Biondi .

Il 20 gennaio 1999, mi trovavo presso un’officina vicino a Verbania sul Lago Maggiore per seguire il restauro di una Jaguar E-Type del 1966, notai al buio uno scafo rovesciato insolito. Il titolare dell’officina, Elido Vitaliani, mi spiegò che apparteneva a un politico inglese che, nel lasciare la sua villa sul lago per tornare in patria, gliel’aveva ceduto suggerendo persino di usarlo come legno da ardere nella grande stufa dell’officina.

Dopo aver scattato delle foto, ho bloccato la distruzione dello scafo e mi sono  rivolto a GianAlberto Zanoletti. Il Presidente capì subito che si trattava di un runabout americano di ottima fattura, caratterizzato dalle linee di carena che Ray Hunt stava sviluppando in quel periodo. Per esaminare la ferramenta mi recai acasa di Alex Mazzoni (curatore dell’archivio del cantiere Baglietto a Varazze).

Su consiglio di GianAlberto (“Senti Joseph Wettacker, lui può darti una mano“), entrai  in contatto con Joseph, che si rivelò essere un ex socio dei cantieri Riva. Il viaggio a Newport insieme a mia  moglie mi ha portato nei pressi dei vecchi stabilimenti dislocati Chris Craft, dove un maestro d’ascia ultraottantenne, guardando le foto, riconobbe lo scafo spiegando che la prua così curva serviva a non tagliare l’onda e a mantenere la coperta asciutta, tipica dei tender di avvicinamento. Suggerì anche un legame con Egidio Feltrinelli, che aveva lavorato in America negli anni ’50.

Anni dopo, lo stesso anziano artigiano ha confermato a Joseph la vera identità della barca: era uno dei due tender costruiti per la nave imperiale britannica Britannia. Le ricerche presso il Britannia Royal Naval College di Dartmouth hanno infine portato alla luce una lettera del capitano Martin del 1952 e i documenti d’equipaggiamento americani con i numeri di serie: si trattava dei tender ordinati in segno di vicinanza dal governo USA alla Casa Reale inglese, battezzati Given-In I° e Given-In II°.

Lo stato del restauro oggi

Il restauro è stato curato dal cantiere Ernesto Riva a Maslianico, sotto la direzione di Daniele Riva e del suo collaboratore Claudio. Il cantiere si è occupato  della ricostruzione del fondo dello scafo e restauro di prua e di poppa. Il lavoro ha ricevuto l’esplicito apprezzamento e la stima di Cesare Casarola, che telefonando a Daniele ha voluto premiare la costanza e lo sforzo quotidiano del cantiere. Il maestro fa i complimenti all’allievo…

  1. L’Ali Baba (1926): Da Alessandro Marchetti a Cesare Casarola

Il legame storico e l’Ing. Alessandro Marchetti

L’Ali Baba è un Chris Craft del 1926 appartenuto, come accennato nelle premesse, originariamente all’ingegnere aeronautico Alessandro Marchetti, fondatore della SIAI-Marchetti (poi Savoia-Marchetti). Laureatosi alla Sapienza nel 1908, Marchetti applicò alla nautica e all’aviazione un uso pionieristico del legno (“Spruce”, abete americano senza nodi) e leghe leggere, firmando velivoli storici come l’S.55 protagonista delle trasvolate atlantiche di Italo Balbo e brevettando i primi sistemi a passo ciclico per elicotteri.

 

La scheda tecnica dell’imbarcazione ne rivela l’assoluta rarità:

  • Materiale: Pregiato legno di mogano delle Filippine.
  • Dimensioni: Lunghezza di 6,70 metri per una larghezza di 1,82 metri.
  • Propulsione: Motore Gray Marine a sei cilindri, ancora oggi perfettamente funzionante.
  • Impianto elettrico: Originale a 6 volt.

 

Oggi l’imbarcazione appartiene a Cesare Casarola, chiudendo un cerchio tra due imprenditori visionari che hanno idealmente unito l’Italia all’America.

La storia di Cesare Casarola: Il “Meccanichino” che conquistò l’America e la Russia

Cesare Casarola ha avuto un’infanzia segnata da prove durissime: la perdita precoce dei genitori e l’ingresso in orfanotrofio a soli 5 anni. Lì ricevette la visita di Papa Roncalli (futuro San Giovanni XXIII) che gli chiese cosa volesse fare da grande; il piccolo Cesare, che già mal sopportava le ingiustizie, rispose con un piglio memorabile: “Farò l’avvocato, non il cardinale”. Fuggito dall’orfanotrofio, venne adottato dallo zio che lo inserì nella propria officina meccanica, dove lo stesso zio lo salvò da un drammatico annegamento nel fiume Mella, dopo che il suo Sandolino si era ribaltato a causa di un vento da Nord implacabile.

A nove anni Cesare era già considerato il miglior tecnico sulla piazza, cercato da tutti e soprannominato “il meccanichino”.

 

Le sue armi vincenti? Una determinazione ferrea, una capacità innata, pochissime ore di sonno (circa tre per notte) e una straordinaria empatia umana. Soprannominato anche “Il gatto marino” per la sua audacia alla guida dei motoscafi, divenne leggenda nella gara di velocità del 1962 sul Garda: pur di non perdere, Cesare si sedette letteralmente sull’acceleratore di un Mercury da 500 CV, portando la barca alla vittoria mentre andava letteralmente in pezzi (serbatoio rotto, ordinate cedute e pezzi che volavano via), tagliando il traguardo “alla Nuvolari”, quasi con il timone in mano. Lì, scuderie importanti come Canali lo notarono, ma fu Carlo Riva a capire che quelle infinite energie andavano canalizzate verso una direzione mutamente proficua. Riva lo strappò alle corse e lo volle nelle vendite, mettendolo alla prova con una domanda secca: “Se la sente di andare là?”.

Casarola divenne così l’uomo chiave per l’espansione internazionale di Riva, portando il brand in America e persino nei mercati russi. Storico l’aneddoto al Rockefeller Center di New York per l’arrivo di Carlo Riva: le gru non erano disponibili e l’esposizione apriva l’indomani, ma Riva voleva un Acquarama spostato in avanti di 10 centimetri. Cesare non si perse d’animo e col favore delle tenebre, insieme a Luigi Bottura, salì al terzo piano di un grattacielo in costruzione, rubò quattro tubi innocenti e li usò per far rotolare la barca nella posizione esatta desiderata da Riva.

Al ritorno dall’America, Carlo Riva gli consegnò le chiavi del cantiere di Bardolino dicendogli: “Di lei ho molta fiducia e stima perché è il miglior tecnico per assistenza che io conosca. Ma si ricordi, vendere è tutt’altro e se non sarà all’altezza farà la fame”. Cesare accettò la scommessa, rifiutò varie offerte di compartecipazione a Salò o Lazise e fece un passo alla volta. Rilevò un terreno distrutto da un incendio a Lazise per farne un centro revisioni (soddisfacendo la sua passione per la meccanica) e poi aprì una sede a Peschiera del Garda per movimentare, restaurare e vendere le barche.

Nel 1969, quando Carlo Riva cedette le quote prima alla famiglia Wettacher e poi a una gestione inglese che mandò il gruppo in crisi, fu proprio Cesare a intervenire offrendo un aiuto economico. La sua credibilità e la simpatia umana che il manager cinese Mr. Xu maturò per lui facilitarono in seguito il gemellaggio con Norberto Ferretti e i nuovi investitori asiatici. Oggi, attiva dal 1964, la Nautica Casarola è la più longeva struttura di vendita e assistenza Riva in Italia, presente lungo tutta la penisola (Peschiera, La Spezia, Porto Cervo, Olbia).

  1. La filosofia della memoria: Zanoletti e Casarola a confronto

Se la storia della nautica classica conserva oggi le sue gemme, lo si deve a uomini che hanno applicato la stessa identica devozione allo scafo, pur partendo da percorsi diversi.

La celebre massima di GianAlberto Zanoletti:

“Non è necessariamente vero quando si dice che le cose di una volta erano meglio realizzate. È sicuramente vero che le cose di una volta che arrivano a noi, oggi integre, sono sicuramente ben fatte. A noi il compito di valorizzarle!” — 16 luglio 1998

Trova un parallelo perfetto e speculare nella vita e nell’opera di Cesare Casarola: Mentre Zanoletti ha applicato la lungimiranza culturale del collezionista e del protettore della memoria storica (istituendo l’ASDEC, archiviando dati e introducendo persino il Rating per far gareggiare equamente le barche), Casarola ha protetto quella stessa integrità attraverso la sapienza pratica e il genio tecnico.

Casarola ha incarnato l’idea che la “valorizzazione” passi prima di tutto dalle mani, dal rispetto per le ordinate di legno, dall’assistenza tecnica impeccabile che non ammette compromessi. Se il “GAZ” ha dato alla nautica d’epoca un’anima culturale e associativa, il “Meccanichino” le ha dato le gambe e il motore per correre nel mondo, salvando il cantiere Riva nei momenti più bui e garantendo che quegli scafi “ben fatti” arrivassero a noi intatti, naviganti e fieri. Due facce della stessa medaglia: la cultura del restauro che sposa la perfezione della meccanica e una empatia sconfinata.

 

Grazie Cesare!

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