LAKE COMO IN THE WORLD
Il Lago di Como nel mondo, il mondo sul Lago di Como. In qualsiasi lingua, quella “o” chiusa del suo nome si apre poi spesso in un’esclamazione di meraviglia, complimento e riconoscenza. L’internazionalità di queste sponde è sia fama universale sia presenza capillare, uno scambio continuo, nato e mantenuto nei secoli, scampato e, anzi, scoppiato dopo la pandemia. Quasi 6 milioni di soggiorni nelle due province nel solo 2023. Da due anni Lecco supera il milione e Como fa il resto, battendo qualsiasi altra meta in Lombardia per preferenze straniere, anche oltre l’85% del totale. Il Lago di Como è “tra le “superstar” dell’attrattività internazionale”* richiamando i tradizionali e annuali flussi dal nord Europa, i sempre più innamorati statunitensi ma anche la sempre più frequente avanscoperta da Medio Oriente, Asia e Australia. Calamita è la possibilità di trovare paesaggi incantevoli, con i colori dell’acqua e dei monti, uniti a un’offerta ricettiva che si diffonde negli angoli dei borghi e nel lusso di ville e hotel. Ma l’attrazione del Lago di Como è sempre stata anche centrifuga. In tutti i settori, manifatturieri, industriali, culturali, ricreativi tanti sono gli esempi di aziende, persone e stili che hanno portato e portano in giro per il mondo questa parte di Italia. In occasione del 10° numero della nostra rivista, nata per raccontare questo via vai internazionale in entrambe le direzioni, vogliamo darvi solo qualche esempio delle eccellenze lariane che si fanno riconoscere in patria e nel mondo.
* Barbara Mazzali, assessore a Turismo, moda e marketing territoriale di Regione Lombardia.
OSPITALITÀ
R COLLECTION HOTELS. Il Lago di Como è sempre stato meta di nobili famiglie e agiata borghesia, turismo d’élite, soprattutto inglese, che ha caratterizzato fin dal 1700 non solo il profilo architettonico ma anche trasporti, passatempi, scambi commerciali. Innumerevoli le ville private e i grandi alberghi che, tramandati e trasformati, rimangono tuttora la punta di diamante della ricettività lariana. Tra questi si ergono regali e maestosi gli hotels R Collection: il 5 stelle lusso Grand Hotel Victoria a Menaggio, i 4 stelle Hotel Royal Victoria e Villa Cipressi a Varenna, a cui l’anno prossimo si aggiungerà il pari grado e bellezza Regina Olga a Cernobbio. Contraddistinti tutti da un imponente corpo centrale a più piani, originato dalla magistrale ristrutturazione di antiche dimore patrizie, dove naturalmente si concentrano le suite e le sale con viste a 180° sul lago, estendono il loro fascino in floridi giardini (il Giardino Botanico di Villa Cipressi raccoglie un’incredibile biodiversità aperta anche al pubblico), aree benessere all’aperto (appena aperto il Victoria Beach Club a Menaggio con 3 piscine, spiaggia privata, lettini e gazebo esclusivi, bar e ristorante), ambienti spa dai mille colori e temperature (la Erre Spa, sempre a Menaggio si sviluppa su 1200 mq, la più grande nel suo genere sul Lago di Como), proposte gourmet per tutti i palati. Tanti i richiami di prestigio nei nomi e nella storia: a Varenna soggiornò la Regina Vittoria di Inghilterra nel 1838 mentre a Menaggio il filo conduttore è l’omaggio all’immortale scrittore Alessandro Manzoni con il Tunnel dei Promessi Sposi che collega la villa storica con il palazzo di nuova costruzione, il Ristorante 1827 (anno della prima edizione del suo capolavoro), le sale Renzo e Lucia. La raffinatezza dell’offerta e la posizione (basta la cornice dei glicini su Bellagio per innamorarsi di Villa Cipressi) portano inevitabilmente gli R Collection Hotels e molte altre strutture ricettive del Lago di Como in cima alle classifiche internazionali di gradimento.
STILE
SARTORIA OREFICE. La moda italiana si distingue nel mondo per la sua artigianalità e creatività. A Cernobbio, Sartoria Orefice offre un’esperienza unica che va oltre la semplice creazione di abiti su misura. Dal 1856, questa sartoria confeziona a mano abiti da cerimonia, da sera, formali e informali, specialmente per uomo, seguendo le regole di etichetta ed eleganza senza tempo. Il vero fascino, tuttavia, risiede nella storia e negli aneddoti che accompagnano ogni visita. Scoprire il laboratorio, vedere i capi storici e comprendere le fasi di creazione permette ai clienti di immergersi in un viaggio nel passato e, al contempo, di immaginare il proprio stile futuro. È proprio l’emozione suscitata da questa storia ciò che motiva veramente i clienti a scegliere un abito su misura. Cleto, con l’aiuto della sorella Silvia, continua ad arricchire questa tradizione con la ricerca di tessuti tecnicamente avanzati e una linea di accessori che racconta quasi 170 anni di innovazione. Ogni dettaglio, come la collezione di bottoni dal 1900 al 1960, è pensato per conferire unicità e prestigio. Alcuni di questi bottoni storici sono stati acquistati ed applicati sulle giacche su misura di clienti che apprezzano l’esclusività, la storia dietro ogni capo; suscitando curiosità, ammirazione ed apprezzamenti, rendendolo orgoglioso della propria scelta. Un abito su misura significa proprio questo: status symbol per eccellenza, è capace di sfoggiare classe e carisma, donando nello stesso tempo a chi lo indossa una sicurezza esteriore ed interiore data dall’estrema personalizzazione che elimina qualsiasi difetto ed esalta l’agio di sentirsi bene con sé stessi. La Sartoria Orefice non vende solo abiti, ma offre un percorso di scoperta del proprio stile e di apprezzamento per l’eccellenza artigianale. Ogni abito è il risultato di un processo personalizzato, che include opzioni bespoke, made-to-measure e ready-to-wear. La boutique nel centro di Cernobbio, è il punto di partenza di questo viaggio. I clienti, trovano sicurezza e dinamismo nei capi realizzati per loro, che li accompagnano nel successo quotidiano. Sartoria Orefice ha voluto rendere accessibile questa ricca eredità attraverso “Cernobbio on Bespoke”. Il laboratorio, i capi storici e le fasi di creazione sono mostrati ai visitatori, che possono farsi prendere le misure e sognare il proprio elegante vestito italiano. Il legame con il Lago di Como è essenziale: il progetto mette in luce la storia e le bellezze naturali ed architettoniche del Lago di Como dentro le quali ha cresciuto la sartoria e continua ad influenzare profondamente ispirandola a realizzare abiti che ne riflettono eleganza e tradizione. Ogni cliente ha l’opportunità di essere parte di questa tradizione e di creare qualcosa di veramente personale e significativo.
FOOD & WINE
ICAM. Se vi dicessimo che il Lago di Como esporta il cioccolato nel mondo, probabilmente pensereste che abbiamo sbagliato geolocalizzazione, seppur di poco. E invece no, non stiamo parlando del cioccolato svizzero, ma di quello di ICAM, azienda leader del settore con origine a Morbegno in Valtellina, sviluppo a Lecco e oggi a Orsenigo con una sede che vanta i processi più avanzati e una filosofia che poggia su sostenibilità e fair trade. Ancora ispirata dall’intraprendenza dei fondatori Silvio Agostoni e Carolina Vanini, da oltre 75 anni ICAM segue l’intero processo di trasformazione del cacao, selezionandolo con cura nei paesi d’origine dove ha un rapporto diretto con i produttori, sostenuti, formati e garantiti dal Codice Etico di ICAM (l’azienda è per esempio presente in Uganda con ICAM Chocolate Uganda ltd. dove si produce cacao d’altura certificato BIO). La lavorazione in Italia avviene nello stabilimento di Orsenigo, con macchinari che permettono una resa e una qualità altissima, anch’essi nel rispetto dell’ambiente (il primo Bilancio di Sostenibilità di ICAM risale già al 2018 e ogni anno si rinnova con percentuali altissime in certificazioni, welfare aziendale, pratiche agronomiche innovative). Un cioccolato dedicato ai golosi e intenditori del cioccolato di alta qualità, con il brand premium Vanini (mai provata la pralina Blue Rose?), la linea professionale Agostoni per le creazioni dei maestri pasticceri e gelatai (nel 2018 nasce anche Choco Cube, un polo di alta formazione per professionisti), le forniture tailor-made per altre industrie del settore dolciario locali ed estere e una selezione di prodotti ICAM realizzati in licensing con differenti brand, tra cui le principali squadre di calcio della Serie A ( tra queste uova di Pasqua e calze della Befana): nel 2023 un fatturato di oltre 200 milioni di euro ripartiti tra mercato italiano (44%) e mercato estero (56%), prova allo stesso tempo di radicamento e lungimiranza.
RIVO GIN. Girare per Germania, Spagna, Inghilterra e trovare poi, a casa, sul Lago di Como, gli ingredienti (e una mamma) perfetti per un gin da intenditori. È la storia e l’intuizione di Marco Rivolta che qualche anno fa, grazie alla passione botanica di sua mamma Gianna, ha trovato con lei la ricetta di uno dei più classici distillati nel quale, all’imprescindibile ginepro, ha aggiunto 11 erbe aromatiche tra cui alcune raccolte, con pazienza e perizia, esclusivamente sui monti e nei prati lariani. Un equilibrio sapiente che, da un lato, garantisce una produzione limitata e di alta qualità e dall’altro ha già conquistato, oltre a tanti bar e ristoranti del territorio, anche premi internazionali e una fetta di mercato estero. La conoscenza dei tempi e degli aromi della natura ha permesso anche la creazione del RIVO Sloe Gin, dove le bacche sono quelle del prugnolo e la lavorazione è ancora più studiata e attesa, tra autunno e inverno. Timo serpillo, melissa, santoreggia e pimpinella sono solo alcune delle botaniche che caratterizzano il sentore di RIVO Gin, inconfondibile anche come brand e packaging: le forme geometriche del logo evocano i monti del Lago di Como ma nella mente di Marco anche simboli mistici, omaggio alle streghe del lago di Como un tempo accusate per i loro intrugli aromatici che oggi sarebbero definiti semplicemente magici. Una storia comasca per un piacere diffuso in tutto il mondo.
LAGO & MONTI
LA NAUTICA LARIANA. Non si può parlare di lago senza parlare di acqua e di barche, ancor più in un bacino dove le scoscese sponde hanno, da sempre, reso difficoltoso costruire strade. L’eccellenza nautica sul Lago di Como ha talmente tante origini, dinastie e sviluppi che abbiamo voluto prendere le mosse da un cantiere ormai scomparso, dalla storia curiosa e da cui passarono molti dei talentuosi maestri d’ascia odierni: parliamo dei Cantieri Taroni che a fine 1700, finiti i secoli di scorribande armate, nacquero per dedicarsi alla costruzione di barche “da passeggio”, oltre che da lavoro naturalmente. Il fondatore, Ferdinando Taroni, probabilmente già originario di Carate, veniva in realtà da Venezia, mosso dalla moda dei signori del tempo di possedere ciascuno la sua gondola. Una gondola veneziana che però diventò lariana: più grande, simmetrica, con timone e fondo piatto, insomma un modello che divenne tradizione a sé stante, accanto ai tanti altri scafi che in questi tre secoli sono salpati alla conquista della velocità e dell’eleganza, tra legno e vetroresina. Dalla bottega dei Taroni sono transitati ad esempio: Giovanni Cranchi, fondatore nel 1866 di quella che oggi è conosciuta nel mondo come Cranchi Yacht, nata tra Bellagio, Brienno e Piantedo; Raimondo Cadenazzi che dalla Tremezzina, due generazioni dopo, imporrà anche in Germania i motoscafi “Dongo”, “Nesso”, “SuperComo”, appositamente pensati per lo sci nautico; e ancora Giuseppe Abbate, nonno di Guido e degli straordinari bolidi tre punti che negli anni 50 infransero tutti i record di velocità e poi furono sviluppati dal pilota e costruttore Tullio Abbate. Apprendistato dai Taroni o no, sono inesauribili le connessioni tra le famiglie nautiche lariane, basti pensare alla leggenda dei motoscafi Riva, nata proprio sul Lago di Como, da dove, a metà 1800, Pietro Riva salpò per le rive di Sarnico e per la fama mondiale, lasciando però a Laglio l’altro ramo della famiglia che tutt’oggi, con Daniele Riva, costruisce scafi ancora interamente in legno, pure a propulsione elettrica. Un libro ci vorrebbe anche per i Cantieri Mostes, dalle radici spagnole e le ramificazioni a Lezzeno e Faggeto Lario (nonché a Genova) con l’avventurosa storia di Amos Matteri. La scia continuerebbe con Molinari, Cetti, Galli Colombo, Timossi, Lillia… A voi la scelta del nome e del modello più iconico.
RAGNI DI LECCO. Sembra incredibile, ma la fama internazionale del Lago di Como, dal pelo dell’acqua va a oltrepassare i 2000 metri di quota, con il massiccio delle Grigne che sovrasta Lecco e tutta la sponda orientale, proseguendo poi per innumerevoli sentieri e pareti tra le Alpi Orobie, la Valtellina e la vicina Svizzera. Tra i tanti appassionati di montagna nati e cresciuti all’ombra delle Grigne, c’è un gruppo che da oltre 70 anni ha fatto dell’arrampicata il suo tratto distintivo, fin nel nome. I Ragni della Grignetta (più conosciuti come Ragni di Lecco), dalle prime ascese nel secondo dopoguerra dei fratelli Bartesaghi e compagni, giovani un po’ ribelli contro i “vecchi” dell’alpinismo, con il loro maglione rosso e l’abilità a “sette zampe”, hanno poi conquistato cime e aperto vie di salita in tutto il mondo. Dalle Alpi all’Himalaya, dalla famigerata parete nord dell’Eiger a quella sud del McKinley in Alaska (con tanto di congratulazioni dal presidente Kennedy), dalle spedizioni in Terra del Fuoco ai tre tentativi, infine riusciti, di domare la ovest del Cerro Torre. Da lì le spedizioni dei Ragni sono proseguite fino ai giorni nostri, in una costante ricerca di libertà fra le montagne più belle e difficili del mondo. Le imprese si susseguono nelle valli di casa fino in Patagonia, Kirghizistan, Madagascar, Groenlandia dove, inevitabilmente, la scalata arriva dopo avventurosi avvicinamenti in kayak, a cavallo o con la slitta. Ma la roccia, palestra di vita, da cui partono I Ragni, è sempre quella delle Grigne, suggestiva, tecnica, mai doma.