Tour del Lago di Como in bici

Partecipanti
Da 2 a 8 Persone
Lingue
Italiano, inglese

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Tour del Lago di Como in bici

Non un semplice giro in tondo. Il Lago di Como, per essere racchiuso, va percorso orientando più volte la bussola tra nord e sud perché quei due rami così letterariamente famosi vanno risaliti e ridiscesi con tutti i loro nodi, passando per la loro origine comune e per la loro biforcazione.

Cosa offriamo

Descrizione dell'esperienza

180 km per formare una Y rovesciata. Tre propaggini perfette per tre tappe di egual misura, tre estremità da collegare, tre punti culturali in cui fermarsi e infiniti punti naturali in cui innamorarsi. Si dice spesso che la strada del lago è una sola: perché perdere tempo e salute con parcheggi, traffico, gallerie, stress automobilistico? Il nostro itinerario è da amare e conquistare… in bicicletta! Tutte di media difficoltà, le ciclo-tappe del giro del Lago di Como sono consigliate in tarda primavera o a inizio autunno, per evitare il pienone della stagione turistica e godersi temperature e colori ideali. Grazie alle ormai diffuse bici elettriche, l’itinerario è alla portata anche di persone meno allenate dei cicloamatori, chiaramente tenendo sempre ben presente le regole della strada e i propri limiti. Pur seguendo il perimetro del lago, ogni tappa può rimanere a sé stante grazie ai collegamenti con i traghetti tra i punti di partenza e di arrivo (verificare sempre orari e disponibilità sul sito della Navigazione Laghi) e può essere oggetto di varianti più lunghe (qui non sempre approfondite per motivi di spazio), specialmente per gli amanti della mountain bike, attirati dai monti che circondano il percorso. In sella e prima pedalata: si parte! Ovviamente dalla Perla del Lago.

TAPPA 1. BELLAGIO – COMO – CADENABBIA

Lunghezza 65 km / Dislivello positivo 400 m

Siamo esattamente al centro della nostra Y rovesciata: Bellagio. Da lì, idealmente, possiamo volgere lo sguardo a lunghezza e ampiezza dei tre rami che andremo a percorrere. Lasciato il famoso lungolago, le ville e i negozi, scegliamo il ramo a ovest e ci dirigiamo verso Como, imboccando la “Lariana”, oggi SP 583, il cui asfalto a inizio ‘900 prese il posto delle mulattiere dell’antica Strada Regia. Raggiunti e oltrepassati i 7 km del paese più lungo del lago, Lezzeno, il percorso è molto mosso tra curve e brevi ma continui saliscendi, attraverso i paesi in sequenza. Nesso, Pognana, Faggeto Lario, Torno, Blevio: in tutti la strada rimane a mezza costa e, solo una discesa a lago, con più o meno ripide scale, permette di scoprirli davvero. Accostata la bici, possiamo scegliere se sporgerci cautamente sul profondo Orrido di Nesso o se rifugiarci nel raccolto porticciolo di Torno. Proprio via Torno ci porta finalmente in discesa al capoluogo: siamo giunti a Como. Subito si stagliano le cupole del Duomo e del Tempio Voltiano, si può girare attorno allo stadio Sinigaglia oppure, lasciandosi alle spalle il lago, si può risalire la pianta romana della città per arrivare al primo dei tre musei simbolo del nostro itinerario. Il Museo della Seta custodisce e tramanda la tradizione tessile comasca, grazie all’esposizione di macchine, strumenti da lavoro, campionari. I processi produttivi che hanno reso Como capitale mondiale della seta vengono mostrati nelle varie fasi fin nel dettaglio e non mancano anche esperienze pratiche e sensoriali sia per adulti che per ragazzi. I vividi colori di foulard e cravatte ci rimangono impressi mentre proseguiamo tra il blu del lago e il verde intorno. A Cernobbio fantastichiamo passando accanto al parco, le suites e la piscina galleggiante dell’hotel Villa d’Este, ma subito ci concentriamo su un bivio. A Moltrasio abbiamo infatti la possibilità di pedalare più tranquilli sulla strada Vecchia Regina, parallela alla SS 340 e ad altezza lago. Risbuchiamo a Laglio (sì, naturalmente siete passati accanto a Villa Oleandra di George Clooney) e proseguiamo più stretti tra Colonno e Ossuccio (per l’Isola Comacina ci vorrebbe una waterbike…), più larghi tra Lenno e Tremezzo (rispettivamente sede di Villa Balbianello e Villa Carlotta). Cadenabbia, frazione di Griante, che accolse, tra gli altri, Giuseppe Verdi, accoglie anche noi con pareti rocciose alle spalle e di fronte proprio lei, la punta di Bellagio, più di 60 km dopo.

TAPPA 2. CADENABBIA – COLICO – VARENNA

Lunghezza 60 km / Dislivello positivo 50 m

Ben orientati verso nord, ripartiamo alla volta di Menaggio. Da lì si fanno più frequenti le gallerie costruite per risalire il profilo sinuoso del Lago di Como ma tutte, eccetto una molto breve, sono costeggiate all’esterno da apposite piste ciclabili o deviazioni all’interno dei paesi che altrimenti rimarrebbero inesplorati. Una di queste deviazioni ci fa attraversare in un sol colpo Cremia, Pianello del Lario e Musso. Pur essendo sulle due ruote, non possiamo non notare le numerose scie che solcano l’acqua accanto a noi: il Lago di Como si è sempre mosso via barca e c’è un luogo che raccoglie e ricorda forme, dimensioni e utilizzi degli scafi lariani. Il Museo Barca Lariana di Pianello, all’interno di una imponente filanda ottocentesca, conta circa 400 esemplari tra barche a remi, gondole, barche da pesca, caccia e contrabbando, motoscafi da diporto e da competizione, barche a vela e antichi barconi da lavoro: un viaggio a bordo e nel passato della nautica, rimanendo sulla terraferma e nel presente (verificare prima gli orari, nei giorni feriali visite su richiesta). Anche a Dongo c’è un appuntamento con la Storia: il parapetto che fila via veloce tra alberi e panchine è quello dove vennero fucilati Mussolini e i gerarchi della Repubblica Sociale Italia nel 1945. Una piccola chicca del paese è anche l’allestimento di Palazzo Manzi in “Museo della fine della guerra” con contenuti multimediali, memorie e narrazioni su quei giorni e sulla Resistenza. Tornando focalizzati sulla strada, Dongo è anche il punto in cui nuovamente riusciamo ad allontanarci dal traffico. Tra i numerosi campeggi si può deviare su un lungo tratto di pista ciclabile che, talvolta tornando su asfalto, ci porta fino a Gera Lario passando da Gravedona ed Uniti e Domaso (meglio però essere dotati di una gravel o di una bici elettrica, essendo terreno misto). Siamo arrivati al punto più a nord e al punto di svolta del nostro giro. Il ponte del Passo, con le sue 3 grandi arcate, ci collega alla Riserva Naturale Pian di Spagna, il punto dove il fiume Adda si immette nel Lario e attorno al quale iniziano a innalzarsi i gruppi montuosi delle Alpi Orobie e Retiche. Il dislivello affrontato in questa tappa è pressoché pari a 0, però è lecito trovare pace con un’escursione a piedi nella Riserva o, dopo Colico, con una visita all’abbazia di Piona, incastonata nella penisola dell’Olgiasca e tuttora abitata da monaci cistercensi, o al borgo incredibilmente medioevale di Carenno Plinio. Siamo ormai in provincia di Lecco, il traffico pesante è incanalato nella SS 36 che arriva fino a Milano e le nostre due ruote possono seguire la più tranquilla SP 72. A Dervio, e poi a Bellano, la terra si prende qualche metro in più creando due nodi sporgenti e balneabili ai nostri rami percorsi più in lungo che in largo. Proprio qui, però, ci sono due deviazioni per gli amanti della salita: la prima a Dervio, lungo la Valvarrone e verso Premana (ogni tanto giratevi indietro per il panorama) e la seconda a Bellano per imboccare la Valsassina (utile nella prossima tappa). L’attrattiva della nostra meta ci spinge a proseguire veloce (attenzione a un paio di suggestive ma buie gallerie) e raggiungere Varenna con il suo concentrato centro colorato, godibile da una passerella bordo lago, e i suoi dintorni arroccati che salgono a Villa Monastero, alla Chiesa di San Giorgio e al Castello di Vezio.

TAPPA 3. VARENNA – LECCO – BELLAGIO

Lunghezza 60 km (74 km via Valsassina) / Dislivello positivo 700 m (1200 m via Valsassina)

Dalla piccola perla che è Varenna (non si offenda Bellagio che sempre ci guarda da centro lago e a cui oggi ritorneremo), ormai confidenti della nostra bici e delle nostre gambe, possiamo scegliere la difficoltà con cui continuare: raggiungere Lecco lungo lago, quindi senza dislivello ma con l’obbligo di entrare in superstrada per qualche km (la conformazione delle rocce dopo Abbadia Lariana non ha permesso la creazione di strade alternative) oppure tornando a Bellano e salendo da quella Valsassina che nella tappa precedente ci aveva invitato. La Valsassina, famosa anche per i suoi formaggi, in circa 35 km porta al capoluogo con un dislivello positivo di 600 m, avvicinandoci all’ambiente delle Grigne, caratteristiche rocciosa di questo ramo, e con la possibilità di sconfinare nelle valli bergamasche. Per chi invece ha scelto la strada “facile”, Mandello del Lario, sede dell’italianissima Moto Guzzi, può essere una tappa prima di avvistare le manzoniane sponde. La città e il lungolago di Lecco valgono naturalmente una visita in base al tempo che abbiamo a disposizione. Siamo più o meno a metà strada, per l’ultima risalita verso nord. Il bivio successivo è a Onno, raggiungibile su strada piana e tranquilla e adagiato su una delle spiagge più invitanti del lago. Non siamo però tipi da mare e per chiudere il giro nel modo più simbolico possibile, saliamo verso Valbrona (5 km al 5% circa) dove iniziamo a intravedere i segni della venerazione ciclistica di queste zone. La fontana “ad onore del ciclista” ci fa sentire importanti e ci ristora. La salita continua fino a Lasnigo che rivela testimonianze romane e la chiesa romanica di Sant’Alessandro. A Barni siamo ormai in ambiente collinare e proprio lo scollinamento a Magreglio dà un senso alla fatica: arriviamo infatti al Santuario della Madonna del Ghisallo, patrona e protettrice di tutti i ciclisti e stracolma di cimeli ed ex voto. Essa sorge in cima all’altrettanto sacra salita del Ghisallo (che noi affronteremo in discesa per chiudere il giro), protagonista delle corse più importanti e meta di un turismo ciclistico da tutto il mondo. Accanto alla chiesetta, troviamo il “Monumento al ciclista” di Elio Ponti, raffigurante naturalmente Coppi e Bartali, e poco più in là il Museo del Ciclismo, la terza, ultima e inevitabile sosta del nostro itinerario ciclo-culturale. Fondato e inaugurato da Fiorenzo Magni, il museo raccoglie maglie rosa e bici che hanno fatto la storia di questo sport, con tanti approfondimenti a tema e autografi di molti campioni del passato e del presente. Sazi ormai di km, prima di scendere in picchiata verso Bellagio per un meritato gelato (o piatto di polenta, a seconda della stagione e della fame), contempliamo dal Ghisallo o, poco più sotto, nel Piazzale San Rocco di Civenna, tutta la corona dei monti che incorniciano il Lago di Como, la distesa d’acqua che lo riempie e la bellezza che ci ha concesso, pedalata dopo pedalata.

Più informazioni

Incluso
  • Bicicletta elettronica 
  • Guida professionale 
  • Biglietti d'ingresso al museo 
Escluso
  • Pick up e drop off dall'hotel
  •  Pranzo 
  • Tutto ciò che non è specificamente menzionato nelle inclusioni
Requisiti

Abbigliamento ciclistico adeguato

Difficoltà

Molto facile

Consigli pratici

Si prega di portare con sé una bottiglia d'acqua, occhiali da sole o lenti chiare e di applicare una protezione solare.

Informazioni importanti

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