Il museo della barca lariana racconta le grandi imprese degli industriali visionari che hanno cambiato il mondo moderno

Data
9 Febbraio 2024

Il museo della barca lariana racconta le grandi imprese degli industriali visionari che hanno cambiato il mondo moderno

Il museo della barca Lariana ha la sua sede a Pianello Lario sul lago di Como. Per il suo fondatore GianAlberto Zanoletti, il giardino di casa non è più sufficiente per ospitare tutte le imbarcazioni; pertanto egli decide nel 1976, di fondare  l’Associazione Raccolta Barca Lariana, dedicata alla salvaguardia delle barche d’epoca d’acqua dolce. Si iniziano a trasferire le imbarcazioni all’interno di un’antica filanda che diventerà successivamente il Museo Barca Lariana.
Nel 1982 apre il Museo Barca Lariana, un patrimonio unico al mondo. Una raccolta d’inestimabile valore per il settore nautico e per la storia dell’Italia, ospitata in 2.500 metri quadrati di sale aperte al pubblico, magazzini e  2.000 metri quadrati di parco attrezzato, che si propone di raccontare la storia della nautica in un territorio, Lombardia e Lago di Como in particolare, ricco di storia e cultura imprescindibilmente legati alla nautica.

Da allora GianAlberto si dedicherà con tutta l’anima alla sua passione, le imbarcazioni d’epoca, considerate a buon diritto veri e propri gioielli, memorie di un passato da salvare dall’oblio.
Nel 1987, con l’intento di promuovere e diffondere sempre di piu’ la cultura della nautica tradizionale, fonda l’ASDEC, Associazione Scafi D’Epoca E Classici, di cui sarà il presidente e dal 2015, sino alla prematura scomparsa, presidente onorario.
La raccolta evoca, con straordinaria poesia, forza espressiva e carattere, tutta la suggestione del suo mondo; caratterizzato da oggetti, luoghi e persone che hanno rappresentato la crescita dell’Italia nel 900. Girando per il museo non si può non essere affascinati dalla sua atmosfera, dove il tempo sembra essersi fermato.

Quando le barche raccontano le storie dei “grandi”

Motoscafo ANNA e la famiglia Erba.

Dalla nascita della farmaceutica italiana al neorealismo di Luchino Visconti 
Carlo Erba Nasce a Vigevano il 17 novembre 1811. Nel 1837 prende in gestione l’Antica Farmacia di Brera, a Milano e avvia i primi esperimenti sull’uso terapeutico della cannabis. Nel 1853 apre il primo laboratorio farmaceutico d’Italia. Qui si impegna nella ricerca e nella produzione di medicinali fino ad allora importati solo da Francia e Germania. Questa attività riscontra un notevole successo: i suoi prodotti sono sempre più richiesti, in particolare la magnesia e l’estratto di tamarindo. 
Il successo lo spinge, nel 1867, ad aprire un nuovo stabilimento a Milano che in pochi anni diverrà la più grande industria chimico-farmaceutica del Paese. 
Scienziato, imprenditore e figura di spicco della Milano di metà ‘800, Carlo Erba partecipava attivamente alla vita sociale ed economica milanese mettendo a disposizione della comunità i frutti dei propri successi. Donò un’ingente somma al Politecnico per lo sviluppo di una scuola di elettrotecnica, sostenne numerose attività filantropiche, avventuristiche e ricerche mediche. Intuì inoltre l’importanza dello sviluppo dell’energia, promuovendo e partecipando alla fondazione della società Edison.
Carlo muore il 6 aprile 1888 nominando suo erede universale il fratello minore Luigi Erba, musicista, che gli succede alla guida dell’azienda.
Luigi amava profondamente il Lago di Como e acquistò il motoscafo Anna dai Taroni. Era la più grande lancia a benzina costruita sul Lago, arredata lussuosamente con sedili capitonné in seta bordeaux e annessa toilette. Anna è oggi esposta al Museo Barca Lariana.

La figlia di Luigi sposerà il duca Giuseppe Visconti di Modrone e da questa unione nascerà Luchino Visconti, uno dei più importanti registi, sceneggiatori e uomini di cultura del secolo scorso. Fra i padri del Neorealismo italiano, ha diretto capolavori come Senso, Rocco e i suoi Fratelli, Bellissima (con una straordinaria Anna Magnani), Morte a Venezia e La caduta degli Dei. Numerosi artisti furono ospitati anche nella residenza di Villa Erba, sul Lago di Como, dove il giovane Luchino Visconti trascorse le vacanze estive, e chissà quanti ebbero il piacere e la fortuna di navigare il Lago a bordo di Anna

Cisko-Yu e Giulio Cesare Carcano
Colui che portò la MotoGuzzi ai vertici mondiali e rivoluzionò vela e canottaggio.

Giulio Cesare Carcano, uno degli innovatori che hanno fatto grande il motociclismo italiano e pioniere del design velico. Nasce a Milano nel 1910. Si laurea al Politecnico entra nello staff tecnico della Moto Guzzi giovanissimo. La sua filosofia progettuale ha quattro imperativi: semplicità, leggerezza, riduzione delle resistenze passive. Nel 1950 spinge la direzione affinché la Guzzi si doti di una galleria del vento, sarà la prima casa motociclistica al mondo. A conferma della sua poliedricità e genialità, utilizzò la galleria del vento per disegnare il bob a due dell’Aeronautica che vinse le Olimpiadi di Cortina. 
Intorno al 1957 progetta la Moto Guzzi 8 cilindri di 500 cc, una moto assolutamente all’avanguardia, ancora oggi un esempio tecnico unico. Erogava l’impressionante potenza di 75 cv. Nella sua carriera firmò moto storiche come Falcone e la V7 portando la Guzzi ai vertici delle competizioni mondiali.

Nel 1966, con la morte di Carlo Guzzi, Carcano apre uno studio per la progettazione di barche da regata e firma barche meravigliose come Villanella, vincitore della Two Ton Cup, Vihuela, Venessa, Viola, Vinca, Volpina. Le sue barche differivano dalle altre per la caratteristica forma V della prua, una sorta di ossessione la sua, confermata dai nomi delle sue barche e dai celebri motori a V della Moto Guzzi.
Carcano era anche un ottimo velista e acquistò la barca Cisko -Yu costruita Emilio Cramer, che nel 1896 realizzata dai cantieri TAGG&SON di Hampton Court e progettata da LINTON HOPE, uno dei migliori progettisti navali dell’epoca, la leggenda racconta che il timore di competere con il Cisko-Yu era tale che alle regate nessuno si presentava.

Da timoniere conquistò un terzo posto al mondiale 5.5 S.I. nel 1961 a Helsinki con il Volpina e con il Cisko-Yu. Carcano partecipò con Beppe Croce ai primi contatti per una sfida italiana alla Coppa America attraverso l’incontro con il presidente USA John F. Kennedy, qui ripreso durante una regata sullo Yacht “Manitou”.
Era avanti Carcano, e lo sapeva. Progettava tutto in maniera maniacale, ottimizzava i pesi, studiava forme e appendici, sperimentava materiali, ideò i timoni appesi a poppa, fu precursore del dislocamento leggero. Disegnò barche dalle prestazioni sbalorditive, soprattutto nelle andature portanti. Non è difficile, oggi, intravedere alcune sue linee negli Open Oceanici di designer contemporanei.

Diceva Kennedy : “Non so davvero perché tutti noi siamo così impegnati per il mare,…è un fatto biologico interessante che tutti noi abbiamo nelle nostre vene la stessa esatta percentuale di sale nel nostro sangue che esiste nell’oceano, e, quindi, abbiamo sale nel nostro sangue, nel nostro sudore, nelle nostre lacrime. Siamo legati all’oceano. E quando torniamo al mare, che si tratti di navigare o di guardarlo, torniamo indietro da dove siamo venuti.”
– Discorso del presidente John F. Kennedy alla Coppa America di Newport, RI, 1962.

Rosetta e la famiglia Agnelli
La nascita della Fiat.

Il Museo Barca Lariana conserva la barca a vela Rosetta, che fu di Carlo Nasi e Caterina Aniceta Agnelli, figlia del fondatore della Fiat Giovanni Agnelli.

La Storia della Fiat è strettamente legata alla storia dell’economia italiana e dello sviluppo industriale di un paese che ha saputo essere protagonista sulla scena del mercato economico internazionale. 
L’idea nasce dagli amici Emanuele Cacherano di Bricherasio e Cesare Goria Gatti (già fondatori dell’ACI Automobile Club d’Italia). Avevano precedentemente finanziato la Accomandita Ceirano & C. finalizzata alla costruzione dell’autovettura Welleyes. Visto il successo ottenuto, proposero a un gruppo di amici di acquisire le maestranze e le competenze della Ceirano & C. e trasferirle su scala industriale. Fra gli ultimi ad aggregarsi fu Giovanni Agnelli, ricco possidente terriero di Villar Perosa. 
Il gruppo di notabili era solito riunirsi presso lo storico Caffè di Madame Burello e delineare le linee guida della futura impresa. L’11 luglio 1899 si firmò l’atto di costituzione della Società, fu versato un capitale sociale di 800.000 Lire (circa 3,6 milioni di euro attuali) e affidarono la presidenza a Ludovico Scarfiotti. Durante la prima seduta, il CdA della neonata FIA (Fabbrica Italiana di Automobili) deliberò l’acquisto dell’Accomandita Ceirano & C. liquidando Ceirano con la somma di 20.000 lire, oltre ad assumerlo come agente di vendita.

La prima vettura costruita fu il modello “3½ HP”, copia della Welleyes e prodotta in otto esemplari nel corso del 1899.

Sempre in quell’anno l’azienda mutò la denominazione in FIAT, caldeggiando l’adozione di tale acronimo anche per il suo ben augurante significato latino circa il futuro dell’impresa (terza persona singolare nel verbo fio = è fatto, conseguito).
Le prime otto vetture furono realizzate nell’acquisita Officina Ceirano, poi la produzione si trasferì nel nuovo opificio di Corso Dante Alighieri, terminato a tempo di record nei primi mesi del 1900. Dopo un primo periodo segnato da varie modifiche nella composizione del capitale azionario, la proprietà viene assunta quasi integralmente da Giovanni Agnelli, che resterà alla guida sino al termine della Seconda guerra mondiale. 
Nel 1903 Fiat inizia a esportare negli Usa. Nascono modelli con motori più potenti come la 16-20 hp. La Tipo Zero del 1912 apre le porte a nuove tecniche produttive ispirate a Henry Ford. Costava 8 mila lire. 
Nel 1916 la Fiat iniziò la costruzione del famoso stabilimento produttivo del Lingotto che entrò in funzione nel 1923. Tra modelli di autocarri militari italiani più celebri c’è il Fiat 15. Entrato in servizio nel 1911 e impiegato dapprima nella guerra italo-turca, poi in Libia nella versione Fiat 15 bis e poi ter, infine utilizzato nella Prima guerra mondiale insieme al Fiat 18. Nel Fiat 15 ter c’era un motore a benzina Fiat 53A da 4398 cm³, con 40 cavalli di potenza a 1800 giri/minuto. Un rarissimo esemplare rimasto di questo motore è conservato nel Museo Barca Lariana.

Dopo la guerra arrivano anni di sperimentazioni e di record. La Mefistofele, nome dato dal rumore infernale generato dal suo motore, superò i 230 km/h. Nel dopoguerra Fiat è protagonista di un miracolo: riesce a produrre e vendere circa 400 mila auto all’anno.

Nel 1955 viene lanciata la 600, due anni dopo la 500, successi che porteranno Fiat ad aprire fabbriche in tutto il mondo. L’amministratore delegato Valletta gestì, per conto degli Agnelli, una delle poche aziende italiane non completamente inginocchiate: riuscì a farla rialzare consegnandola al “primo in linea dinastica”, l’avvocato Giovanni Agnelli che tutti conosciamo.
Giovanni Agnelli era famoso per i suoi aforismi, tra questi essendo un amante della vela diceva:

Gianni Agnelli su Agnetta.

Il pessimista si lamenta del vento, l’ottimista aspetta che cambi, il realista aggiusta le vele, o lancia l’ancora.

– testo di Marco Biondi

Nel prossimo articolo “Il museo della barca lariana racconta le grandi imprese degli industriali visionari che hanno cambiato il mondo moderno", vi racconteremo le imbarcazioni che hanno caratterizzato Giudo Monzino, Silvio Pellico, Benito Mussolini, l’origine e la storia dei motoscafi Riva.

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